Uno dei principali compiti di Sankara fu quello di promuovere l’armonia religiosa tra gli Indù. Come abbiamo già detto, egli cercò di unirli sulle basi del principio Advaita.
L’Induismo può ben consistere in molti culti, ma non dovevano esserci conflitti tra di essi né rivendicazioni esclusive della verità e della santità. Poiché egli cercò di ricondurre al principio e di consolidare i sei maggiori culti indù, è stato chiamato Shanmantasthapakacarya (il consolidatore delle sei fedi, cioè Saiva, Vaishnava, Sakta, Saura, Ganapatya e Kaumara). Uno dei metodi pratici con i quali Sankara promosse lo spirito di armonia tra i vari culti fu quello di divulgare la forma di adorazione Pancayatana. Secondo questo metodo, le immagini delle cinque divinità – Aditya, Ambika, Vishnu, Gananatha e Mahesvara – sono adorate insieme; la preminenza è offerta a quella, tra esse, scelta (ishta-devata) dal devoto. Secondo il Markandeya-Samhitã, Sankara stesso disse ai suoi discepoli che i seguaci dell’Advaita dovevano praticare l’adorazione Pancayatana.
I templi e i luoghi di pellegrinaggio rivestono grande importanza nella vita religiosa indù. Sankara visitò gran parte di essi consacrandoli, se necessario, correggendo sistemi di adorazione, mettendo fine ai sacrifici cruenti, trasformando gli aspetti irosi delle divinità in aspetti benevoli, ecc. Ancora oggi le tradizioni locali conservano il ricordo di ciò che il Maestro fece per santificare i templi di Dio nelle diverse parti del paese, dall’Himalaya a Kanyakumari, dal Kashmir al Nepal e Assam, da Dvaraka a Puri.
C’è una tradizione secondo la quale Samkara portò da Kailasa cinque Sphatika Linga e li consacrò a cinque luoghi santi: il Moksha-Linga nel tempio di Chidambaram, il Mukti-Linga a Kedara, il Vara-Linga a Nilakantha nel Nepal, lo Yoga-Linga a Kamakoti Kanci e il Bhoga-Linga a Sharadapitha nei pressi di Sringeri.
Nel corso del suo dig-vijaya, Sankara visitò luoghi noti per l’adorazione di Vishnu come, ad esempio, Anantasayanam (Trivandrum). Dall’Himalaya al Capo, il paese è punteggiato di famosi templi di Vishnu. A Badarikasrama, il santo dei santi sull’Himalaya, si dice che Sankara incontrò il saggio Vyãsa e ricevette le sue benedizioni prima di scrivere il Sutrabhashya; e v’incontrò anche il suo parama-guru Gaudapada.
Tra i templi Sivaiti visitati da Samkara ricordiamo quelli di Ramesvaranam, Tiruvidaimarudur (Madyarjuna), Chidam-baram, Sri-Sailam, Ujjayini, Nilakantha-kshetra (Nepal) e Kedara. E, ancora, il santuario di Somanatha a Saurashtra, il tempio di Trayambakesvara vicino Nasik, dove sorge il Godavari, e Gokarna sulla costa occidentale.
Un’interessante leggenda è narrata in relazione alla visita di Sankara a Harihar nello Stato del Mysore, Harihar era a quel tempo, un potente centro vaishnava. Quando Sankara volle avere il darsana del Signore nel tempio, i custodi, vedendo che egli era un samnyasin e che portava sul corpo sia i segni saiva che i vibuti e i rudraksha, non gli permisero di entrare.
Sankara spiegò estesamente che non c’era alcuna differenza tra Vishnu e Siva, e che l’Immagine nel tempio rappresentava la suprema Realtà. Convinti dalla sua spiegazione, le porte del tempio gli vennero spalancate ed egli poté entrare. Si dice che i fedeli Vaishnava constatarono, con loro meraviglia, che l’Immagine era divenuta per metà quella di Vishnu e per metà quella di Siva, Hari-Hara.