Compimento di una missione

Estratto da « Samkarâcârya» (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi

Dieci sono gli ordini monastici appartenenti alla tradizione Advaita. Essi differiscono soltanto nel suffisso aggiunto al nome samnyasa di coloro che appartengono a ciascun ordine, e sono chiamati, nel loro insieme, Dasanami. I suffissi sono: Sarasvati, Puri, Bharati, Vana, Aranya, Tirtha, Asrama, Giri, Parvata e Sagara.

Nelle diverse parti del paese, Sankara fondò i Matha (centri monastici) e incaricò i suoi discepoli più diretti di dirigerli, così da assicurare a ciascun centro una successione ininterrotta di istruttori Advaita. Dei numerosi Matha, i più importanti si trovano a Badari-kshetra, Dvaraka-puri, Jagan-natha-puri e Sringagiri (Sringeri), oltre a Kanchi.

Nei quattro punti cardinali dell’India ci sono quattro centri di santità (dhama): Badari sull’Himalaya a Nord, Dvaraka a Ovest, Jagannathapuri a Est e Ramesvaram a Sud. Badari-kshetra è quello che più contribuisce alla ricerca della saggezza attraverso la rinuncia; per tale ragione esso è chiamato tapo-bhumi.

Per la sua naturale bellezza e spirituale atmosfera, Sankara lo scelse come centro Matha.

Dvaraka o Dvaravati è uno dei sette Mokshapuri, oltre ad essere uno dei quattro Dhama. È la città che fu governata da Sri Krishna. Essa occupa il punto più occidentale dell’India peninsulare, e il tempio di Dvarakhadhisa (Sri Krishna) è l’at-trattiva principale della città. Similmente, sulla costa orientale, a Jagannatha-puri, un altro Dhama, un Matha fu organizzato da Sankara.

Sringagiri (Sringeri) è associata al saggio Risyasringa. Esiste una leggenda connessa alla fondazione di questo Matha.

Quando Mandana Misra divenne discepolo di Sankara assumendo il nome ‘Suresvara’, Sarasvati, come abbiamo visto, si unì all’entourage del Maestro, ma stabilì che avrebbe seguito il gruppo a condizione che Sankara non si voltasse per vedere se seguiva o no. Così accadde che quando il gruppo raggiunse le rive di Tungabhadra, i piedi di Sarasvati si attaccarono al suolo ed ella non poté spostarsi da li. Non udendo il tintinnare dei suoi braccialetti da caviglia, Sankara si voltò e comprese che Singeri era il luogo in cui Devi Sharada, la Dea della Sapienza, di cui Sarasvati era l’incarnazione, aveva trovato la sua sede.

L’associazione di Sankara con Kanchi è già stata riferita.

Da Kanchi, alcuni suoi discepoli, che in precedenza erano appartenuti ai vari culti, andarono in giro per il paese, con le benedizioni del Guru, per diffondere i loro rispettivi punti di vista sulla fede, alla luce dell’Advaita. Ammettendo la non-dualità dello Spirito Assoluto, essi conservavano la propria preferenza riguardo alla forma della Divinità Personale. Tra i discepoli che vollero, così, girare il paese, con l’intento di approfondire la fede della gente, Paratakalanala era saiva, Lakshmana e Hastamalaka erano vaishnava, Divakara era saura (seguace del Surya-mata), Tripurakumara era sakta, Girijaku-mara era ganapatya e Vatukanatha era kapalika. Compiuta la loro missione, essi tornarono a Kanchi per vivere con il loro Maestro.

Secondo Anandagiri, Sankara trascorse gli ultimi giorni della sua vita a Kanchi e lì abbandonò il suo corpo. Affermano questo, oltre allo Samkara-vijaya di Anandagiri, autorità come Siva-rahasya, Patañjali-charita e Sanakara-bhyudaya. Altri, invece, hanno indicato luoghi diversi da Kanchi come la sua ultima dimora prima della morte (siddhi kshetra).

Sankara vive e continuerà a vivere nella memoria umana; egli è l’onnipervadente e onnipresente Spirito Non-duale.
Dice Anandagiri: «Sotto forma di coscienza onnipervadente, egli vive ancora oggi. Egli, in verità, è il Guru Samkaräcärya, che concede la liberazione a coloro che sono pronti».