2. Dottrine e unità di scopo

Diverse prospettive (dualismo, monismo) verso l'integrazione per realizzare Brahman.

Alcuni pensatori occidentali sostengono che l’India, ma anche la Cina del Taoismo e del Confucianesimo, non ha filosofia, come generalmente viene considerato questo termine in Occidente. Ora, se si vuole interpretare una cultura diversa ed esterna alla propria col metro di quella a cui si appartiene è inevitabile che le due culture possano non trovarsi concordi. Per comprendere una cultura, o una filosofia, di una determinata epoca occorre calarsi in essa e comprendere prima di tutto la visione storica di quell’epoca, poi entrare nel modo di vivere e pensare dell’autore di cui si vuole parlare.

Per capire, per esempio, Parmenide, Platone, Aristotele, Śaṅkara, Rāmanuja, ecc., occorre fare uno studio approfondito sia sull’epoca storica in cui essi vissero, sia comprendere la loro formazione culturale. Non si può capire Parmenide col metro di Platone, né Platone col metro di Aristotele, né poi uno Śaṅkara col metro di Eraclito, di Aristotele, e così via, come in effetti spesso avviene. Inoltre, occorre valutare i contenuti filosofici, o i problemi filosofici, che vengono posti, e il loro rivestimento formale.

Si suppone che gli Inni vedici risalgano a tremila, altri a seimila anni a.C. Tilak ha collocato gli Inni intorno al 4.500 a.C.; i Brāhmaṇa al 2.500 a.C. e le Upaniṣad più antiche al 1.600 a.C. 1

Ora, occorre riflettere su tale periodo storico e comprendere la formazione concettuale delle persone implicate nella stesura di questa massa enorme di conoscenze cosmogoniche, filosofiche, metafisiche, ritualistiche, devozionali, ecc., oltre che di espressioni, come nel Ṛgveda, dove già si può trovare il perché delle cose e dell’esperienza dell’ente umano. Il poeta vedico esclama:
“Non so che genere di cosa io sia; misteriosa, limitata, la mia mente va errando. 2

Ancora, nella Muṇḍaka Upaniṣad si legge: Śaunaka avvicinò il Ṛṣi Aṅgiras e domandò: «… quando è conosciuto che cosa, o Beato, tutto questo diviene conosciuto?» 3

Da ciò si può dedurre l’anelito a conoscere “Chi sono?”. E questo è un problema filosofico.

Già nella Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, una delle più antiche, si hanno dei dialoghi di Yājñavalkya con sua moglie Maitreyī, e con il Re Janaka di Videha, in cui si espongono insegnamenti sull’Ātman (la nostra vera essenza) e sull’identità dell’ātman con il Brahman supremo, fondamento metafisico del tutto esistente.


  1. Radhakrishnan, La Filosofia indiana, Vol. I – Cap. II, Edizioni Āśram Vidyā, Roma.
  2. Ibid., pag. 57
  3. Muṇḍaka Upaniṣad, II.1.3