Nascita e giovinezza

Estratto da « Samkarâcârya» (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi

Secondo il Madhaviya-Samkara-vijaya, a un anno imparò l’alfabeto sanscrito e la lingua madre; a due, apprese a leggere; a tre, studiò i Kavya e i Puräna e, intuitivamente, capì molte loro parti.

Prima che l’upanayana (investitura col cordone sacro) potesse essere eseguita, Sivaguru morì. L’upanayana fu compiuta quando Sankara aveva cinque anni. Egli fu mandato da un guru-kula per gli studi Vedici. Si rese padrone della saggezza contenuta nelle sei branche ausiliarie dei Veda, quanto degli altri sastra, in un tempo molto breve. Egli visse, secondo l’usanza, come un brahmacarin vivendo d’elemosina e servendo il suo istruttore.

La tradizione riferisce un miracolo accaduto mentre Sankara era studente. Come brahmacarin, egli andò un giorno a chiedere l’elemosina alla casa di un brahmana indigente. Questi era uscito alla ricerca di qualche mezzo di sussistenza, e la moglie, vedendo Sankara, fu estremamente desolata che non fosse rimasto del cibo in casa da offrirgli. Dopo aver a lungo cercato ella scoprì un piccolo frutto amalaka e lo mise nella ciotola delle elemosine di Sankara, esprimendo la sua impossibilità a dare qualcosa di più. Il compassionevole Sankara rimase molto commosso dalla devozione della donna — uno degli appellativi di Siva è «asu-tosha», « facilmente compiaciuto » – e pronunciò una preghiera a Lakshmi, la Dea della Ricchezza, implorandola di benedire la coppia brahmana. Questo fu il primo inno composto da Sankara ed è conosciuto come il Kanakadharā-stotra (preghiera per una pioggia d’oro).

In risposta alla sua preghiera ci fu una pioggia di amalaka d’oro. La pia donna e suo marito, ch’era allora tornato a casa, rimasero meravigliati e adorarono il divino fanciullo. Il primo atto del ministero di Sankara fu così la rimozione della povertà.

Sankara completò la sua educazione formale prima di compiere otto anni.

Un verso del Madraviya-Samkara-vijaya dice:

«Egli divenne molto versato in tarka (logica); acquistò una conoscenza profonda sul darsana Samkhya; guadagnò la prodigiosa padronanza dello Yoga di Patañjali; apprese la complicata dottrina della Bhatta Mimansa. La gioia che risulta dalla conoscenza di queste discipline è contenuta nella beatitudine suprema dell’Advaita-vidya; può il beneficio che proviene da un pozzo oltrepassare il beneficio che dà l’oceano?… La conoscenza adorna coloro che la coltivano, ma nel caso di Sankara, fu la conoscenza ad essere adornata da lui » (IV, 20, 34).

Completata la sua istruzione, Sankara lasciò il guru-kula e riprese a vivere con la madre. Un giorno, Aryāmbã si sentì debole e malata; tuttavia andò a piedi, come al solito, a fare il bagno nel fiume che era a una certa distanza dalla sua casa.

Lungo la strada del ritorno ella svenne. Quando Sankara lo seppe, si affrettò a raggiungere il luogo e portò sua madre a casa. Affinché questo non accadesse di nuovo, egli pregò che il fiume Curnã cambiasse il suo percorso e scorresse vicino casa: il giorno successivo, il miracolo avvenne. Questo incidente rivelò il lato intensamente umano della personalità del Maestro. Nei suoi scritti più recenti lo stesso Sankara manifesta la sua profonda riverenza verso l’aspetto madre. Nel commento alla Brihadäranyaka upanishad, ad esempio, egli descrive sua madre come la perfetta istruttrice (putrasya samyag-anusastri, anusasana-kartri).

Quando Sankara stava per compiere nove anni, un gruppo di saggi gli fece visita a casa. Sankara e sua madre ricevettero gli ospiti con la dovuta riverenza e con grande gioia.