Nascita e giovinezza

Estratto da « Samkarâcârya» (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi

I saggi furono profondamente compiaciuti dell’ospitalità loro offerta e delle divine eccellenti doti che erano manifeste nel ragazzo.

Essi spiegarono ad Aryamba le condizioni sotto le quali Sankara era nato, e le dissero che sebbene in conformità al piano originario egli dovesse vivere per soli otto anni, quel periodo sarebbe stato ora raddoppiato. Dopo aver benedetto la casa, i saggi partirono. Aryamba rimase molto afflitta nel sapere che suo figlio avrebbe avuto una vita breve, ma Sankara cercò di consolarla spiegandole la natura fenomenica della vita empirica. La nascita contemporanea di anime in vari gradi di parentela, come genitore e figlio, egli disse, era come l’incontro temporaneo di viaggiatori.

Notando tendenze ascetiche in suo figlio, Aryāmba ne volle preparare la mente ai doveri e alle responsabilità domestiche.

Così, ella prese accordi per farlo sposare presto. Ma Sankara era nato con la più grande missione che una persona possa avere nella vita, cioè guidare l’umanità alla gioia di una ineguagliabile pace, offrendo senza compenso la sua totale esperienza al mondo intero. Così, egli volle rinunciare alla vita domestica, e ad un’età in cui la maggior parte dei bambini non abbandona neanche i propri giocattoli. Ma la madre non voleva dare il suo consenso. Quale madre potrebbe volontariamente accettare di perdere suo figlio? Perciò, doveva accadere un miracolo!

Un giorno, Sankara andò al fiume che scorreva vicino alla sua casa ed entrò in acqua per fare il bagno. Un coccodrillo lo afferrò per una gamba e cominciò a trascinarlo verso il fondo. Udendolo gridare, Aryambã fu sopraffatta dalla paura e dall’ansia e vide suo figlio nel fiume che lottava per la vita.

Il coccodrillo non voleva lasciarlo. Egli supplicò sua madre di permettergli di entrare nel samnyasa-asrama. La rinuncia formale, quando si è in estrema difficoltà o quando si è in punto di morte (apatsamnyasa), è una procedura riconosciuta. Poiché samnyasa segna una nuova nascita, il pericolo poteva passare senza prendere il tributo della vita di Sankara. Aryamba, con gli occhi pieni di lacrime, disse a suo figlio che voleva che egli vivesse e che, se diventando samnyasa avesse salvato la sua vita, avrebbe accettato ciò con immensa gioia. Appena ottenuto il consenso della madre, Sankara abbracciò mentalmente lo stato di samnyasin e il coccodrillo lo lasciò libero all’istante.

Nella sua gioia per la miracolosa salvezza del figlio dalle fauci del coccodrillo, Aryāmbã aveva dimenticato che, col suo consenso, egli era ora diventato samnyasin. Ella pensava che Sankara sarebbe tornato ad essere il figlio di un tempo, ma egli le ricordò che ora tutte le donne che gli avessero fatto l’elemosina sarebbero state per lui delle madri: gli insegnanti che gli avessero impartito la conoscenza sarebbero stati per lui dei padri; i discepoli che avessero cercato la saggezza sarebbero stati per lui dei figli. Così, tutto il mondo, e non la casa di Kalati, era ora la sua casa.

Sankara chiese alla madre il permesso di lasciare il villaggio degli antenati per cercare il proprio guru che lo avrebbe iniziato nel samnyasa formale, ma, prima di partire, egli assicurò ad Aryamba un adeguato sostentamento e protezione. Dichiarò che sarebbe tornato da lei ogni qualvolta ci fosse stato bisogno della sua presenza e che lui stesso avrebbe compiuto gli ultimi riti dopo la sua morte. L’amorosa madre non ebbe alternativa, diede il suo consenso per la partenza del figlio da Kalati. Dopo averle reso atto di deferenza, Sankara partì per la sua missione.