(Natura dell’anima individuale e significato della liberazione)
Per Sankara, il Jiva, o anima individuale, è reale solo in senso relativo. La sua individualità dura soltanto per quanto è soggetta alle Upadhi o condizioni limitanti dovute all’Avidya (ignoranza). Il Jiva identifica se stesso col corpo, la mente e i sensi finché è illuso dall’Avidya o ignoranza. Esso pensa, agisce e gode in relazione all’Avidya. In realtà esso non è differente dal Brahman o Assoluto.
Le Upanisad dichiarano enfaticamente “Tat Tvam Asi” Tu sei Quello. Come la schiuma dell’onda diventa tutt’uno con l’oceano quando si dissolve, come lo spazio all’interno di un vaso diventa tutt’uno con con lo spazio universale quando il vaso si spezza, così il Jiva o sé empirico diviene uno con Brahman quando si perviene a conoscere Brahman. Quando la Consapevolezza sorge nell’individuo, attraverso l’annichilimento dell’Avidya, questi è libero dalla propria individualità e dalla finitudine e realizza la propria essenza come Satcitananda (Essere Coscienza Beatitudine). Si dissolve l’individualità nell’oceano delle Beatitudine, come un fiume che ha raggiunto l’oceano.
La liberazione dal Samsara (ciclo di nascita e morte) significa, secondo Sankara, la totale dissoluzione dell’anima individuale nel Brahman, per dismissione delle nozioni erronee sulla separazione del sé dal Brahman. Secondo Sankara, Karma (azione rituale) e Bhakti (devozione) sono strumentali a Jnana (conoscenza) che è Moksa (liberazione).