Viaggi di vittoria

Estratto da « Samkarâcârya» (Capp. I, II, III, IV) del dr. T.M.P. Mahadevan - National Book Trust - New Delhi

Ma tutte le nostre fonti sono d’accordo nel sostenere che Sankara visitò tutti i luoghi importanti di pellegrinaggio, roccaforti di numerosi culti religiosi e centri di cultura. Circa settantadue scuole religiose, ci dicono, prevalevano nel paese creando fazioni e facendo appello ai più bassi desideri e passioni attraverso pratiche degradanti.

Anandagiri, nel suo Samkara-vijaya, fornisce un resoconto dettagliato dei luoghi visitati da Sankara nel corso del suo dig-vijaya, dei dibattiti che egli ebbe con i seguaci delle diverse fedi e delle scuole di filosofia, e della conversione di quei seguaci alla via dei Veda e del Vedanta. Riferiremo qui alcuni dibattiti. Uno di essi avvenne in luoghi come Ramesvara, centro delle sette Saiva. C’erano molte ramificazioni dello Sivaismo: Saiva, Raudra, Ugra, Bhatta, Jangama e Pasupata; tutte sostenevano che Rudra-Siva è la suprema Divinità e che adorandolo e mostrando i segni Saiva sul corpo si ottiene la Liberazione. A Ujjayini ci fu un dibattito con i Kapalika.

Portando capelli arruffati, vezzi di perline di cristallo e il simbolo della luna crescente, essi si avvicinarono a Sankara e spiegarono la loro dottrina secondo la quale Bhairava era il Signore di tutti gli esseri e, poiché era il distruttore dell’universo, Egli solo poteva essere il creatore e preservatore.
In luoghi come Anantasayanam, i seguaci dei vari culti Vaishnava invitarono Sankara ad un dibattito. Oltre al culto Vaishnava propriamente detto c’erano il Pancharatra, il Vaikha-nasa, il Karma-hina-vaishnava e altre sette. Essi cercavano di dimostrare che Vishnu, sotto qualsiasi forma, era il Dio principale e che gli Agama Vaishnava avevano speciale importanza e autorità. A Subramanya-stala, i seguaci del culto di Hiranya-garbha esposero la loro dottrina: Hiranyagarbha, lo Spirito dell’universo sottile, era la Divinità fondamentale. C’era un notevole numero di culti vedici in pieno rigoglio in zone sparse.

Nel luogo chiamato Tulajabhavani-puram, gli adoratori della Sakti, sotto l’aspetto di Prakriti, asserivano che soltanto la Sakti era la potenza indipendente, responsabile dell’intera creazione, perché da Lei il Brahma creatore e gli altri Dei emergevano, e che la via per liberarsi era adorarLa sotto l’aspetto di Bhavani. Analogamente, nella città di Kuvalayapuram, i seguaci del culto Mahalakshmi asserivano che la Dea della prosperità era la Madre di tutti gli esseri. C’erano altri che adoravano Sharada, la Dea del Sapere. Secondo questi ultimi, l’adorazione di Sharada era il mezzo più sicuro per moksha (liberazione).

A Purangavaram, i seguaci del culto Ganapati incontrarono Sankara per un dibattito. C’erano sei diversi rami di questo culto, ciascuno devoto a uno dei sei aspetti di Ganesa: Mahaga-napati, Haridraganapati, Ucchishtaganapati, Navanitaganapati, Svarnaganapati e Santanaganapati. Secondo tutte queste sette, la Divinità principale è Ganapati, che rimuove tutti gli ostacoli e concede il bene supremo. Un altro culto era basato sull’adorazione di Surya (il Sole).

La risposta a tutte queste sette e scuole, secondo Sankara, è l’Advaita. Il Dio di ogni setta rappresenta un aspetto di Isvara: in Lui tutti gli Dei trovano il loro culmine. Dio o isvara, nel suo triplice aspetto di Brahma, Vishnu e Siva, è l’intera ed unica causa dell’universo. L’adorazione di uno solo di questi aspetti o di qualsiasi altra espressione meno profonda della Divinità, condurrà, alla fine, il fedele più vicino alla mèta. Per mezzo di discipline come il servizio disinteressato, la devozione a Dio in una qualsiasi delle Sue manifestazioni e lo Yoga del controllo mentale si ottiene la capacità di seguire il sentiero della conoscenza, che consiste di studio (sravana), riflessione (manana) e meditazione ininterrotta (nidi-dhyasana), che si conclude nella realizzazione di Brahman il quale è liberazione.