Tattva Bodha

Testo Introduttivo ai Fondamenti del Vedanta. Di Sankara

L’identità tra l’anima individuale e l’Assoluto

Così c’è identità tra il piṇḍaṇḍa e il brahmāṇḍa, cioè il microcosmo e il macrocosmo.

L’identificazione con il corpo grossolano diventa il riflesso del Brahman chiamato jīva. Questo stesso jīva, per sua natura, conosce Īśvara come diverso da sé.

La coscienza (ātman) sovrapposta (upādhi) dall’avidyā è chiamata jīva.

L’ātmā sovrapposto all’upādhi di māyā è chiamato Īśvara.

Finché persiste la percezione della differenza tra jīva e Īśvara dovuta a differenti upādhi (sovrapposizioni) fino ad allora il saṃsāra caratterizzato da nascita, morte e altro, non cessa.

Per questa ragione, il concetto che jīva sia diverso da Īśvara non dovrebbe essere accettata.

Dubbio:
Ma il jīva è dotato di ego e la sua conoscenza è limitata, mentre Īśvara è privo di ego ed è onnisciente: come può dunque esserci identità, come affermato nel mahāvākya TAT TVAM ASI (Tu sei Quello), tra questi due esseri dotati di caratteristiche contraddittorie?

Chiarimento:
No (non è così). Il significato letterale della parola «Tu» (Tvam) è colui che si identifica con i corpi grossolano e sottile (cioè il jīva). Il significato implicito della parola «Tu» è la pura consapevolezza, libera da ogni condizionamento, che si sperimenta nello stato di samādhi.

Analogamente, il significato letterale della parola «Quello» (Tat) è Īśvara, che possiede onniscienza ecc. Il significato implicito della parola «Quello» è la pura consapevolezza libera da ogni condizionamento.

Così non c’è contraddizione riguardo all’identità tra jīva e Īśvara dal punto di vista della consapevolezza.

Così, per mezzo delle parole (insegnamenti) del Vedanta impartite da un insegnante realizzato (sadguru), coloro in cui sorge la consapevolezza del Brahman in tutti gli esseri, coloro sono i jīvanmukta (liberati in vita).