Allora, chi è (esattamente) il jīvanmukta?
Così come c’è la ferma convinzione che ‘Io sono il corpo, io sono un uomo, io sono un bramino, io sono un sudra, allo stesso modo, la ferma convinzione che ‘Io non sono un bramino, non sono un sudra, non sono un uomo, ma sono senza attributi (asaṅgaḥ), della natura dell’esistenza-coscienza-beatitudine (saccidānanda-svarūpaḥ), della natura della luce (prakāśa-rūpaḥ), il testimone di tutto (sarvāntaryāmī), della natura dello spazio di coscienza (cidākāśa-rūpo’smīti)‘ – chi possiede questa ferma convinzione basata sulla conoscenza diretta, è un liberato in vita (jīvanmuktaḥ).
Per mezzo della conoscenza immediata (aparokṣa jñāna) che “io sono Brahman”, si è liberi dal vincolo di tutti i karma.
Se si chiede: Quanti tipi di karma esistono?
La risposta è: ci sono tre tipi di karma, cioè: āgāmī, sañcita e prārabdha.
Che cos’è l’ āgāmī karma?
Dopo il sorgere della conoscenza, le azioni virtuose e non virtuose, compiute attraverso il corpo del conoscitore, quelle sono conosciute come āgāmī karma.
Che cos’è il sañcita karma?
I risultati delle azioni compiute in tutte le nascite precedenti, che sono in forma seminale e destinate a generare innumerevoli cicli di nascite future, sono chiamati sañcita (accumulato) karma.
Che cos’è il prārabdha karma?
Le azioni che, avendo generato questo corpo, producono risultati in questo stesso mondo sotto forma di piacere o dolore e che possono essere esaurite solo attraverso l’esperienza diretta, sono chiamate prārabdha karma.
Il sañcita karma viene distrutto dalla realizzazione: «Io sono Brahman».
Anche l’āgāmī karma viene distrutto dallo jñāna — e lo jñānī non ne è influenzato, proprio come la foglia di loto non è bagnata dall’acqua, poiché l’acqua scorre sopra di essa.
Inoltre, coloro che lodano, venerano e adorano lo jñānī, a loro vanno i frutti delle buone azioni compiute dallo jñānī. Coloro che insultano, odiano o arrecano dolore a uno jñānī, a loro vanno i frutti delle azioni peccaminose compiute dallo jñānī.
Così il conoscitore del Sé, avendo attraversato il saṃsāra, ottiene, qui e ora, la Beatitudine suprema. La Śruti afferma: «Colui che conosce il Sé trascende ogni dolore».
Che lo jñānī deponga il suo corpo a Kāśī (Varanasi – luogo sacro) o nella casa di un cāṇḍāla (un intoccabile): non fa differenza, perché nel medesimo istante in cui ottiene la conoscenza è liberato, libero da ogni attaccamento [o dubbio]. Così affermano anche le smṛti.
“॥ ओम् तत्सत् ॥”
(Om tat sat)