evam ayam … pradarśayiṣyāmaḥ
In conclusione, Shankara ribadisce tutti gli elementi principali dell’adhyāsa e i relativi risultati, affermando:
«Così avviene questa sovrapposizione, o adhyāsa, che è senza principio e senza fine (anādira-nantah), che è innata (naisargikah adhyāsah), che è della natura di una falsa nozione o conoscenza (mithyāpratyaya-rūpah), ed è alla base di tutte le nozioni di soggettività e godibilità (kartṛtva-bhoktṛtva-pravartakah), ed è una questione di conoscenza comune a tutti noi (sarva-loka-pratyakṣah). Per debellare questa causa fondamentale di distruzione della vera conoscenza (asyānartha-hetuh prahāṇāya) e stabilire l’unità dell’Ātman (ātma-ikatva-vidyā pratipātaye), tutti i Vedanta vengano compresi (sarve vedāntā arbhyante). Poiché questo è il fine di tutti i testi Vedanta, inizieremo questo lavoro sul Mimāṃsā Śārīrika, noto come Brahma Sutram (yathā caayam arthah sarveṣām vedāntānām, tathā vayam asyām śārīrika-mimāṃsāyām pradarśayiṣyāmaḥ).»
In sintesi, Shankara riprende la natura fondamentale dell’adhyāsa e, cosa ancora più importante, afferma che quest’avidyā è l’unico ostacolo alla vera conoscenza. Pertanto, egli dichiara che lo scopo di tutti i testi Vedanta è semplicemente quello di eliminare questa avidyā e stabilire l’Ātman o il Brahman come l’unica realtà. Di conseguenza, i śāstra sono chiamati il Pramāṇa supremo (antyam pramāṇam), perché rimuovono le convinzioni causate dall’ignoranza. Infatti, una volta rimosse tali fraintendimenti, l’Ātman risplenderà di sua propria volontà, e non ci sarà più nulla da fare.