Adhyasa Bhashyam

Articolo sul Brahma Sutra Bhashyam di Sankara, tratto da advaita-vedanta.org

La natura della confusione.

yuSmadasmat pratyaya… adhyāso mithyeti bhavitum yuktam

Nello stile di Shankara, l’autore del bhāṣya inizia con un’obiezione. L’obiezione si articola nel seguente modo: l’Atman è reale ed è il soggetto eterno “io”. Tutto il resto non è reale ed è percepito come un oggetto separato “tu” (yuSmat). Come è possibile confondere o sovrapporre (adhyāsa) i concetti distinti (pratyaya) di soggetto e oggetto (l’“io” e il “tu”), e i relativi attributi (dharma), se per natura sono diversi come il giorno e la notte (tamah prakāśavat)? Tale confusione dovrebbe essere impossibile (mithyeti bhavitum yuktam). L’obiezione di Shankara afferma semplicemente che, in teoria, dovrebbe essere del tutto chiaro a tutti cos’è la realtà, poiché essa è così diversa dall’irreale; allora, quale motivo c’è per tanto clamore e perché la necessità di scrivere un intero libro sulla realtà e su come percepirla?

La replica di Shankara recita:

Tathā’pi anyonyasmin, naisargiko’yam loka vyavahāraha

Tuttavia, è una questione di esperienza comune (loka vyavahāraha) il fatto che, per mancanza di discriminazione (avivekena), sovrapponiamo concetti l’uno sull’altro (anyonyasmin, anyonyātmakatām) e i loro attributi (anyonyadharmān cha adhyāsa), anche se essi e i loro attributi sono completamente distinti per natura (atyanta viviktayoḥ dharma-dharminōḥ). Spinti da una falsa conoscenza (mithyājñāna-nimittaha), è un errore umano innato (naisargikaḥ) confondere il reale con l’irreale, l’uno o l’“io” e il “mio” (satyānṛte mithunīkṛtya, ahaṃ idam mamedam iti).

In altre parole, Shankara ci dice: “ma l’esperienza comune ci mostra che lo facciamo continuamente! Vediamo dualità laddove in realtà non ce n’è, confondiamo una cosa con un’altra ogni giorno”. Il fatto che accada non è dovuto a mistero alcuno, ma è innato. La mescolanza è l’adhyāsa. Shankara proseguirà poi dicendo che quest’adhyāsa è sempre esistito, ed è quindi senza principio. È importante fare una precisazione importante qui. Shankara procede sulla medesima base dello Śruti, che lo assume in maniera assiomatica, ovvero che il Brahman è la realtà ultima. Raramente troviamo discussioni volte a “dimostrare” che la visione corretta del mondo sia quella in cui esiste una Realtà Ultima chiamata Brahman. Per Shankara e lo Śruti era evidente per se stesso che l’Atman è auto-sostenuto (svayaṃ prasiddhatvā). Considerata da questo punto di vista trascendentale della realtà, è chiaro perché Shankara consideri questo mescolarsi del reale e dell’irreale come un errore. Questo è fondamentale per comprendere la tradizione advaita di Shankara. Tutto ciò che è richiesto per la conoscenza è rimuovere questo errore per rivelare il Brahman, e l’universo apparirà naturalmente nella sua vera luce.

NB: Una nota secondaria per gli specialisti. Se volete attenervi all’essenza del significato, saltate il paragrafo seguente

In questo passaggio troviamo il primo diverbio di opinioni tra i commentatori post-Shankara. Nel sub-commentario panchapādikā, attribuito a Padmapāda, la parola mithyājñāna viene spiegata come “mithyā cha tat ajñānam cha”, ossia un’ignoranza irrealizzante. Un’altra modalità di scomporre questo termine è “mithyā cha tat jñānam cha”, ossia un fraintendimento, oppure una falsa conoscenza. Utilizzando la prima definizione, il sub-commentatore ha spiegato che la causa di questo adhyāsa o avidyā è un’altra causa materiale (upādāna kāraṇa) che egli definisce come una misteriosa avidyā śakti, indescrivibile (anirvacanīya) e inerme (jaḍātmakā). I commentatori successivi hanno utilizzato il termine mūlāvidyā, o Ignoranza Radice, per indicare questa causa materiale, equiparandola al termine Māyā. Ciò conferisce una sfumatura diversa alla natura dell’avidyā rispetto a una lettura letterale di mithyājñāna. La questione se Shankara intendesse veramente solo una falsa conoscenza o qualcosa di più misterioso è oggetto di grande dibattito. Questo non è il luogo per approfondire dettagliatamente tale questione. Spiegherò l’adhyāsa bhāṣya utilizzando il significato letterale di “semplicemente falsa conoscenza”.