Adhyasa Bhashyam

Articolo sul Brahma Sutra Bhashyam di Sankara, tratto da advaita-vedanta.org

Ulteriore chiarimento sull’adhyāsa.

katham punah pratyagātmanyaviṣaye’evam aviruddhah pratyagātmanyapi anātmādhyāsaḥ

Per chiarire ulteriormente l’affermazione di Shankara secondo cui l’adhyāsa è una questione di esperienza comune, egli solleva poi un’obiezione, a cui segue una risposta. L’obiezione è la seguente:

Possiamo accettare la sovrapposizione di due oggetti davanti a noi (sarve hi puro’vasthite viṣaye, viṣayāntaram adhyāsayati). Ma, come può l’ātman che affermi essere sempre il soggetto (aviṣayatvam bravīṣi) essere confuso con qualcosa che non è ātman, espresso come “tu”!

Shankara, in sostanza, ha riformulato l’obiezione originale in modo diverso. La sua risposta è la seguente:

Non è affatto insolito che avvenga tale sovrapposizione riguardo all’ātman (na tāvāt ayam ekaṇtena aviṣayaḥ), poiché, nella vita empirica, l’ātman viene indicato come l’oggetto della nozione di “me” (asmatpratyayaviṣayatwāt aparokṣatwāt cha). In secondo luogo, non esiste alcuna regola secondo la quale solo due oggetti percepiti davanti a noi possano essere confusi (na caayam asti niyamaḥ puro’vasthite eva viṣaye viṣayāntaram adhyāsitavyam iti).

Infatti, sebbene il cielo di per sé non risulti direttamente percepibile, i bambini, per effetto dell’apparire di impurità, sovrappongono l’idea che tali impurità abbiano macchiato il cielo (apratyakṣe’api hyākāśe bālāḥ talamalinatāt adhyāsayanti). Quindi, non è irragionevole aspettarsi che l’impercettibile ātman, che è il soggetto eterno, possa essere confuso con i fenomeni oggettivi che ci circondano. (evam aviruddhaḥ pratyagātmanyapi anātmādhyāsaḥ)