Aparokshanubhuti

La realizzazione del Sé. Di Shankara

L’Unità della Realtà

43. Nessuna divisione della coscienza è possibile (per quanto questa possa sperimentare molteplici dati) perché (la coscienza) è sempre unica e identica a se stessa. Anche l’individualità del jiva deve considerarsi apparente come il serpente sovrapposto alla corda.

44. Come per l’ignoranza sulla reale natura della corda questa appare per un momento serpente, così la pura Coscienza, priva di mutamento, appare come universo fenomenico.

45. La causa efficiente dell’universo è Brahman, per cui quest’intero universo non è altro che Brahman.

46. Dalla dichiarazione della Sruti: “Brahman è tutto questo” consegue che l’idea di percipiente e percepito (dualità) è illusoria. Realizzata tale realtà (Brahman è tutto) dove può trovarsi la distinzione tra causa ed effetto?

47. La Sruti ha direttamente negato la differenziazione. Se la non-dualità è un fatto dimostrato, l’apparenza (universo) come può ritenersi reale?

48. La Sruti ha ancora condannato la diversità quando afferma: <maya, vede il molteplice in questo (Brahman) (Brhadaranyaka up.: IV, IV, 19)“.

49. Siccome tutti gli enti provengono da Brahman, il supremo atman, essi devono considerarsi effettivamente Brahman.

50. La Sruti ha chiaramente affermato che Brahman è l’unico sostrato del mondo dei nomi, delle forme e di ogni azione.

51. Come un oggetto prodotto dall’oro ha sempre la natura dell’oro, così (un ente) generato dal Brahman è sempre della natura (del Brahman).

52. La paura è attribuita (dalla Sruti) all’ignorante che distingue il jivatman dal paramatman.

53. Quando per l’ignoranza appare la dualità, uno vede (l’altro), ma quando tutto si risolve nell’atman, allora l’Uno non può vedere (il secondo).

54. Quando si realizza l’identità con l’atman non esiste (più) né delusione né dolore, per mancanza, appunto, di dualità.

55. La Sruti, tramite la Brhadaranyaka, dichiara che questo atman, che è il Tutto, è realmente Brahman.