Aparokshanubhuti

La realizzazione del Sé. Di Shankara

I Quindici Passi per la Realizzazione

100. Adesso, per il raggiungimento della menzionata (Conoscenza), spiegherò quindici passi che debbono essere praticati e meditati continuamente.

101. L’atman che è assoluta esistenza (sat) e conoscenza (cit) non può essere realizzato senza la pratica costante. Così il ricercatore deve meditare a lungo sul supremo Brahman.

102-103. I passi sono questi: dominio dell’apparato sensorio (yama), controllo dei pensieri (niyama), distacco (tyaga), silenzio (mauna), spazio (desa) e tempo (kala), posizione (asana), assorbimento nella radice (mulabandha), equilibrio corporale (dehasamya), fermezza di visione (drksthiti), controllo delle energie vitali (pranasamyamana), astrazione mentale (pratyahara), concentrazione (dharana), meditazione sull’atman (atmadhyana), samadhi.

104. “Brahman è tutto”; da tale conoscenza insistentemente realizzata (deriva) il dominio dell’apparato sensitivo. Questo è chiamato giustamente yama (primo passo).

105. Il continuo trovarsi con un solo contenuto di pensiero, escludendo tutti gli altri, è chiamato niyama. Ciò che rappresenta la suprema beatitudine è praticato regolarmente dal saggio (secondo passo).

106. Realizzando consapevolmente l’atman si perviene al distacco dal fenomenico universo. Ciò costituisce la vera rinuncia del Saggio, poiché porta all’immediata Liberazione (terzo passo).

107. 11 Saggio dev’essere sempre uno con quel Silenzio (onnicomprensivo) di fronte al quale le parole e i pensieri si ripiegano su se stessi senza raggiungerlo. Solo lo yogi può conseguirlo (quarto passo).

108. Quel (Silenzio) dal quale le parole recedono. Persino la descrizione del mondo fenomenico rimane al di là delle parole.

109. Così quel Silenzio (l’inesprimibilità del Brahman e del mondo) può anche essere definito dai Saggi silenzio congenito. Però, dai Maestri del Brahman il silenzio è imposto ai bambini.

110. Quella solitudine è conosciuta come spazio (etere) onnipervadente nel quale ogni cosa non esiste all’inizio, né nel mezzo e né alla fine (quinto passo).

111. L’Uno-senza-secondo (Brahman) che è beatitudine indivisa, è indicato dalla parola tempo poiché fa apparire col balenìo di uno sguardo Brahma con tutti gli esseri (sesto passo).

112. Si deve conoscere quella giusta posizione tramite cui la meditazione sul Brahman avviene spontaneamente e incessantemente e non quella che potrebbe allontanare la propria serenità (settimo passo).

113. L’Immutabile è conosciuto come la radice di tutti gli enti e il sostegno dell’intero universo, e in esso l’illuminato si trova completamente assorbito; (tale atteggiamento) è conosciuto come siddhasana (ottavo passo).

114. Quello che costituisce l’origine di tutta l’esistenza apparenza e che risolve la mente è conosciuto, appunto, come radice risolvente (della mente) e dovrebbe (questo atteggiamento) essere sempre adottato dai rajayogi.

115. L’assorbimento nell’omogeneo Brahman è conosciuto come l’equilibrio del corpo, mentre la semplice dirittura (del corpo) è simile a un albero secco sbilanciato (nono passo).

116. E’ sublime visione di conoscenza quella che considera il mondo come Brahman stesso e non quella che ritiene che si debba osservare la punta del naso (decimo passo).

117. Oppure, avere la visione solo di Quello in cui cessano le distinzioni di veggente, visto e vedere e non quella (di concentrarsi) sulla punta del naso.

118. La sospensione di tutte le modificazioni della mente, relative ai vari stati mentali come citta ecc., avviene solamente (realizzando) Brahman. E’ questo il pranayama (undicesimo passo).

119. La soluzione del mondo dei nomi e delle forme è conosciuta come recaka (espirazione); il riconoscimento “Io sono Brahman” è chiamato puraka (inspirazione).

120. Mentre l’assorbimento costante in quel riconoscimento è chiamato kumbhaka (ritenzione del respiro). Questo è il reale controllo della forza vitale (pranayama) dell’illuminato; invece il profano si tortura il naso.

121. L ‘astrazione della mente da tutti gli oggetti e l’assorbimento nella suprema Coscienza sono conosciuti come pratyahara (dodicesimo passo) dai ricercatori della Liberazione.

122. La stabilità della mente sul (solo) Brahman, partendo da qualunque oggetto, è conosciuta come il supremo dharana (tredicesimo passo).

123. Quando si rimane indipendenti da ogni cosa in seguito al persistente riconoscimento “Io sono Brahman” si ha dhyana, la quale produce suprema felicità (quattordicesimo passo).

124. La completa trascendenza di ogni attività mentale, perché si è raggiunta l’Identità con Brahman, è considerata samadhi o Conoscenza (quindicesimo passo).

125. (Lo yogi) deve praticare accuratamente questi passi che svelano la naturale beatitudine fino a quando questa non diventa espressione spontanea nella sua vita.

126. Così che egli, migliore tra gli yogi, avendo raggiunto la perfezione, si libera da ogni pratica. La reale natura di un tale yogi non può essere mai oggetto di rappresentazione mentale o di parole.