127. Nella pratica del samadhi possono apparire certi ostacoli, come mancanza di ricerca, pigrizia, piacevolezze sensoriali.
128. Torpore, distrazione, gusto della felicità, confusione e ottusità. Quando, però, si aspira alla Conoscenza di Brahman lentamente ci si libera da tali ostacoli.
129. Quando l’individuo pensa a un oggetto, egli diviene tale oggetto; quando pensa al vuoto (akasa), diventa tale vuoto, mentre se si concentra su Brahman raggiunge la perfezione.
130. Coloro che non portano la mente sul Brahman supremamente purificante, vivono inutilmente e possono considerarsi allo stesso livello degli animali.
131. Benedetti sono coloro che, avendola (acquisita), sviluppano sempre più la consapevolezza (del Brahman). Essi sono rispettati nei tre mondi.
132. Solo coloro la cui coscienza brahmanica è matura e presente sono nello stato di Identità col sempre esistente Brahman, e non quelli che semplicemente ne parlano.
133. Anche coloro che in modo competente discutono sul Brahman, ma che non hanno alcuna realizzazione e sono attaccati (al mondo dei nomi e delle forme), per la loro ignoranza ripetutamente vanno e vengono.
134. (Gli yogi veri), invece, ad ogni istante sono permeati del pensiero di Brahman, proprio come Brahman, Sanaka, Suka e altri.
135. La causa è tale perché è inerente ad un effetto e non viceversa, perciò possiamo inferire che mancando l’effetto scompare anche la causa.
136. Così rimane quella sola e pura Realtà (Brahman senza-secondo) che è al di là delle categorie mentali. Ciò può essere veramente compreso aiutandoci con l’esempio dell’argilla e del vaso.
137. Solo in questo modo nasce la pura consapevolezza che determina il riassorbimento nel Brahman.
138. Prima di tutto si deve esaminare la causa con il metodo negativo e poi con quello positivo, perché è sempre inerente all’effetto.
139. Si deve considerare l’effetto nella causa, poi risolvere la causa. Ciò che rimane il Saggio lo realizza.
140. Chi medita su qualcosa con grande assiduità e ferma convinzione si risolve in quella cosa.
141. Il Saggio deve considerare con grande cura il visibile, il sottile invisibile e ogni altra cosa come il suo proprio Sé.
142. Avendo risolto il visibile (grossolano) nel sottile invisibile, il Saggio considera il tutto come Brahman.
143. Così è stato descritto il Raja Yoga (vedantico). A questo può essere associato lo Hatha Yoga per coloro i cui desideri mondani sono solo estinti in parte.
144. Per coloro la cui mente è purificata, solo questo (yoga) è produttivo di perfezione. La purezza della mente, inoltre, è accessibile a coloro che sono devoti all’Istruttore e alla Divinità.